mercoledì 9 settembre 2015

Elogio della follia

Elogio della follia

29 marzo 2015 alle ore 21:52


Nel 1511 Erasmo da Rotterdam dava alle stampe un suo scritto satirico, inneggiante alla follia  figlia di Pluto,  dio della ricchezza , e   di Neotete ninfa della giovinezza,  allattata da altre due ninfe  ebrezza e ignoranza.
Suonava strano da parte di uno dei pensatori più illustri del 500 un elogio della follia.  Da un teologo   della levatura di Erasmo  ci si sarebbe aspettato una dotta dissertazione teologica sulla virtù, e invece no un componimento sulla follia come forza generatrice di ogni aspetto benefico della vita.
Secondo Erasmo si viene generati per un attimo di follia tra un uomo e una donna, per amare qualcuno bisogna abdicare alla ragione e imboccare la via della follia. Tutti gli affari vengono governati dal denaro, il dio Pluto, genitore della follia stessa.
Erasmo parlava però di una “sana” follia, generatrice di vita. Potrebbe sembrare un ossimoro, ma a leggere attentamente tra le righe le argomentazioni del filosofo olandese sono di una lucidità e di una bellezza sconvolgente .
Se riflettiamo, un pensiero geniale, un'opera d’arte, un atto di eroismo , contengono in sè il germe della follia.
Rendiamo grazie alla follia per averci donato i quadri di Van Gogh, le opere di Leonardo, le intuizioni matematiche di Einstein, l’eroismo “folle” di Maria Teresa di Calcutta solo per fare alcuni esempi.
Ma se  il povero Erasmo fosse vissuto ai nostri giorni si sarebbe visto costretto a riscrivere integralmente il suo saggio.
Il suo concetto di follia come forza generatrice di eros  poco ha  a che vedere con la follia nichilista dei nostri giorni.
Dalla follia fanatica dei terroristi islamici, ai gesti drammatici  che  a volte maturano tra le mura domestiche, alla follia di un malato di mente che in un raptus  di inspiegabile megalomania annichilisce 149 vite colpevoli solo di essere salite sul volo sbagliato.
Non sono sicuro che Lubtiz abbia letto Erasmo, ma se lo ha fatto, ne ha frainteso il messaggio. Aveva intenzione di passare alla storia, essere ricordato per un gesto eclatante  che lo facesse uscire dal grigiore dell’anonimato e lo consegnasse alla Storia, novello Mohammed Atta, senza però nemmeno lo straccio di una ideologia, ma solo una non meglio idendificata demenziale depressione, su cui tra l’altro si è scatenata una valanga di conferme e smentite in uno stucchevole tira e molla tra interessi dei giornali scandalistici   e interessi della compagnia aerea.
Se l’inferno esiste, mi piacerebbe che Dante(altro folle genio visionario) facesse una capatina nel girone degli imbecilli giusto per comunicargli che nella speciale classifica di criminali passati alla storia per aver causato la morte di molte persone   egli non è altro che una minuscola insignificante cacca di mosca

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