mercoledì 9 settembre 2015

Forse buddhisti e meglio


19 maggio 2014 alle ore 22:10
         In Sudan una giovane donna Meriam Yeilah Ibrahim, 27 anni,  incinta di otto mesi e già madre di un bambino di due  anni, è stata condannata delle autorità locali alla pena capitale per impiccagione, preceduta da cento  frustate.
Il reato per cui è stata emessa questa terrificante sentenza è apostasia. La poveretta è rea di professare la religione cristiana. Abbandonata dal padre  musulmano, fin dall’età di sei anni, era stata cresciuta e allevata nella fede cristiana. Le autorità di Khartum le hanno dato tre giorni di tempo per rinnegare la sua fede e ritornare all’Islam, ma Meriam ha deciso di non piegarsi al volere dei suoi carnefici.
Viene da chiedersi, perchè una religione può contenere in sè dei precetti così terribilente violenti e mortiferi.
Perchè un dio, deve consentire   che suoi ministri e  rappresentanti compiano  o progettino di compiere simili atrocità.
Io penso che nessun dio, qualunque sia il nome con cui viene invocato, abbia nella sua epifania all’uomo, mostrato la via dell’orrore e della depravazione. Troppo spesso  la religione viene  presa a pretesto per esercitare un controllo spietato sulle menti e sulle coscienze di  molti da parte di pochi.
E’ questo un sistema che funziona da secoli. Il potere di pochi  sulle masse  ha spesso trovato giustificazione nei dogmi religiosi di volta in volta  piegati ad  una esegesi politica costruita su misura per  soddisfare le esigenze della classe  dominante del momento.
I peggiori crimini dell’umanità sono stati commessi nel nome di dio. Ne sono un tragico esempio I riti tribali di sacrifici umani, le crociate e le guerre sante, le stragi di pellegrini e di musulmani nei secoli bui del medioevo, la ”santa” inquisizione con il suo terrificante carico di torture e roghi,  i genocidi di massa delle popolazioni dell’america latina da parte dei conquistadores, solo per fare alcuni esempi.
 Monteczuma  alla visone  dei soldati spagnoli esclamava :...”chi sono  quegli uomini pallidi come la luna, coperti di metallo, su enormi animali sconosciuti, con strane lance senza punta che sputano fuoco, orci che eruttano fiamme e distruggono tutto fino a mille passi?"

Si stima  che in un periodo relativamente breve la popolazione inca  decrebbe in  numero  da circa 27 milioni  a 2 milioni di individui,  tra morti da arma da fuoco e morti da infezioni per  virus influenzali e vaiolo graziosamente esportati dai soldati spagnoli. Fu il più grande genocidio commesso nella storia dell’umanità, il tutto con il mandato dei cattolicissimi reali di Spagna e dietro il vessillo di Santa Romana Chiesa.
In tempi più moderni il terrorismo integralista  permeato di fanatismo religioso ha fatto e continua a fare  una teoria infinita di stragi di  vittime innocenti e  giovani vite indottrinate e al servizio del potere politico di potenti oligarchie religiose.
Si sa che nei paesi islamici il potere politico è strettamente connesso alle alte gerarchie ecclesiastiche.
Una riflessione sorge spontanea, nel corso dei secoli,  le peggiori atrocità sono state commesse nel nome delle tre grandi religioni monoteistiche.
Sono certo che in nessuno dei versetti della Bibbia, in un una sura del Corano, o in un passo della Torah ci siano riferimenti diretti a comportamenti di tale inaudita violenza.
Appare evidente che quando il “referente” divino è unico o al massimo uno e trino è facile vantare un accordo diretto, ... sono re per volontà divina , siamo i ministri della chiesa, decidiamo noi cosa dovete fare e cosa non dovete fare, quello che è moralmente accettabile e quello che non lo è, abbiamo un filo diretto con il principale, è lui che ci da istruzioni, noi applichamo la legge, prendetevela con lui.
Quando, invece le divinità sono molteplici, questo  processo di unirefenzialità a cascata, funziona meno bene o non funziona affatto.
Gli dei dell’Olimpo, litigavano come matti, e poi riuscite a immaginare un alto prelato buddista , induista o shintoista dire : “si fa così perchè me l’ha detto dio”, ma quale, del multiforme e multicolore  pantheon. Si aprirebbe subito un dibattito su quale dio  e sul rango e sull’autorevolezza di quest’ultimo rispetto agli altri colleghi dei.
Non ricordo di genocidi o crimini e stragi ripetute con drammatica cadenza da parte di esponenti di religioni politeistiche, se non qualche idiota fanatico in permesso premio da qualche manicomio. (ricordate l’attentato al gas saarin della metropolitana di Tokyo ?)
Lungi da me l’idea di voler generalizzare e banalizzare il problema,( non sono nè uno storico delle religioni, nè un esegeta del pensiero filosofico religioso), ma secondo  me, una religione meno enfatizzata, meno istituzionalizzata, più “variegata” farebbe  bene alla salute. La religione avrebbe da essere solo precetto morale, cui liberamente aderire o no, e non parte integrante di una  dottrina politica volta al controllo delle coscienze.
Forse buddista è meglio, o forse no, io sono dell’idea che di una religione se ne può fare, come me,  tranquillamente a meno,  a patto che si abbia una coscienza libera e uno spirito sano, lasciando  pure i grandi interrogativi esistenziali aperti, che tanto nessuna dottrina religiosa  e filosofica è riuscita a spiegare.
La morale deve essere libera, incondizionata, innata e universale, causa prima delle proprie scelte.

Diceva uno dei più grandi filosofi di tutti i tempi Immanuel Kant

                    ...”la legge morale dentro di me , il cielo stellato sopra di me”

...aiuto sono omofobo e non lo sapevo

Tra i tormentoni estivi, quello sull’omofobia rischia di assumere un posto di assoluto rilevo.
Il termine è a mio giudizio lessicalmente scorretto: paura di chi è “ omos”. Sarebbe un controsenso. Chi avrebbe paura di chi è, per cosi dire, simile, omogeneo?
 Il termine più corretto sarebbe omosessuofobico, ma anche qui siamo lontani da una identificazione precisa del senso delle cose.
Più banalmente, “paura”della omosessualità,  o più genericamente della diversità,  specie nell’ambito di comportamenti e abitudini sessuali andrebbe definito semmai con il termine eterofobia. Se vogliamo precisare, più che di paura, si tratta di disapprovazione, imbarazzo,  fastidio, repulsione  verso determinati stili di vita.
Ci si ritrova ad essere eterofobici  quando un comportamento osservato si discosta dalla nostra idea di “normalità” e di appropriatezza.
Ribaltando i termini del problema si potrebbe obiettare  che sono  gli omosessuali ad essere eterofobici nei confronti degli eterosessuali.
Ma al  di là degli esercizi di logica aristotelica , cerchiamo di capire chi ha stabilito i criteri di  “normalità e “appropriatezza” cui i cosiddetti normali fanno riferimento.
 Verrebbe spontaneo in primo luogo citare  la famiglia, la scuola, la morale,  la religione ,le istituzioni e via discorrendo, ma a ben vedere non è esattamente così.
A determinare certi  comportamenti eterofobici sono stati millenni di evoluzione darwiniana.
Un rapporto omosessuale, è un rapporto che non può mirare alla conservazione/propagazione della specie , e in quanto tale è geneticamente sfavorito, o come dicono i genetisti negativamente selezionato.
La repulsione che istintivamente si prova di fronte ad una scena di sesso omosessuale, è pertanto geneticamente predeterminata. Quella che non è geneticamente indotta è la discriminazione, quella si è una stratificazione culturale, che  nel corso dei secoli ha tristemente dato prova di sè.
Nell’ultimo secolo, per fortuna, si è verificato un progressivo sdoganamento del “diverso” e della diversità.
Ma come accade in tutte le rivoluzioni culturali, oltre alle idee  e ai contenuti sono venute a galla  moltissime “scorie” intellettuali.
Siamo tutti,  a meno che non indossiamo una cravatta verde,  convinti assertori  della uguaglianza tra un essere e un altro, al di là di  razza, orientamenti politici, religiosi, sessuali, anzi è un diritto sancito costituzionalmente.
Personalmente sono convinto che una società civile e socialmente avanzata non debba porsi il problema di una reversibilità pensionistica al compagno superstite di una coppia gay, o del subentro in un contratto di affitto, o ancora di più della   partecipazione a pieno titolo in una successione ereditaria, dovrebbe darlo per scontato, e tutelarlo giuridicamente.
Non sono accettabili le proteste di chi sostiene che una regolamentazione legislativa delle unioni gay, anzi una sua formale equiparazione alla famiglia tradizionale, porterebbe via risorse a quest’ultima.
Io penso che in Italia, la famiglia,  e la maternità siano efficacemente tutelate sotto il profilo del diritto.
Tuttavia le deformazioni percettive di questo stato di fatto sono sotto gli occhi di tutti.
Gli strepiti e le manifestazioni isteriche di certa sinistra contro comportamenti ritenuti frettolosamente omofobici, la tristezza infinita di  quei carnevali   fuori stagione che a volte  impazzano  nelle nostre città, i matrimoni buffi che al di la dell’effetto legale che producono nei paesi in cui sono ammessi,  tolgono dignità e sacralità ad un evento che è celebrato in tutte le società civili, anche le più remote e arcaiche,  come fondamento primigenio del vivere comune, la pretesa di voler a tutti costi allevare dei figli all’interno di una unione omosessuale, sono solo alcuni esempi.
Tuttavia, passi per i gay pride, se uno ne ha voglia può felicemente amalgamarsi alla folla sculettante , passi  per la parodia dei matrimoni gay,
                                                                   ma i bambini no ! Loro no!
Sono troppo importanti.

Concediamo loro il diritto minimo, di crescere in una famiglia con un papà e una mamma, non fosse altro evitiamo loro l’imbarazzo di dover spiegare a compagnetti di scuola … ho due mamme, … ho due papà, o alla domanda .. che lavoro fa il babbo, rispondere  balbettando  …   non so di preciso, esce tutte le sere con i tacchi a spillo …
Non facciamo loro questa violenza, non facciamo violenza alla natura.
Togliamoli dagli orfanotrofi, riformiamo in profondità la legge per le adozioni. Facciamo  subito un decreto svuota orfanotrofi.
Quando le coppie idonee all’adozione saranno finite, prendiamo in considerazione l’idea di affidare eventuali bambini rimasti ancora in un orfanotrofio, a coppie gay curando che come per le coppie “tradizionali” prima ancora che gay siano persone per bene e siano valutate con la stessa severità con cui viene valutata una coppia che desidera adottare.
Se questo è essere omofobi, allora lo confesso  ….   Sono profondamente omofobo

Elogio della follia

Elogio della follia

29 marzo 2015 alle ore 21:52


Nel 1511 Erasmo da Rotterdam dava alle stampe un suo scritto satirico, inneggiante alla follia  figlia di Pluto,  dio della ricchezza , e   di Neotete ninfa della giovinezza,  allattata da altre due ninfe  ebrezza e ignoranza.
Suonava strano da parte di uno dei pensatori più illustri del 500 un elogio della follia.  Da un teologo   della levatura di Erasmo  ci si sarebbe aspettato una dotta dissertazione teologica sulla virtù, e invece no un componimento sulla follia come forza generatrice di ogni aspetto benefico della vita.
Secondo Erasmo si viene generati per un attimo di follia tra un uomo e una donna, per amare qualcuno bisogna abdicare alla ragione e imboccare la via della follia. Tutti gli affari vengono governati dal denaro, il dio Pluto, genitore della follia stessa.
Erasmo parlava però di una “sana” follia, generatrice di vita. Potrebbe sembrare un ossimoro, ma a leggere attentamente tra le righe le argomentazioni del filosofo olandese sono di una lucidità e di una bellezza sconvolgente .
Se riflettiamo, un pensiero geniale, un'opera d’arte, un atto di eroismo , contengono in sè il germe della follia.
Rendiamo grazie alla follia per averci donato i quadri di Van Gogh, le opere di Leonardo, le intuizioni matematiche di Einstein, l’eroismo “folle” di Maria Teresa di Calcutta solo per fare alcuni esempi.
Ma se  il povero Erasmo fosse vissuto ai nostri giorni si sarebbe visto costretto a riscrivere integralmente il suo saggio.
Il suo concetto di follia come forza generatrice di eros  poco ha  a che vedere con la follia nichilista dei nostri giorni.
Dalla follia fanatica dei terroristi islamici, ai gesti drammatici  che  a volte maturano tra le mura domestiche, alla follia di un malato di mente che in un raptus  di inspiegabile megalomania annichilisce 149 vite colpevoli solo di essere salite sul volo sbagliato.
Non sono sicuro che Lubtiz abbia letto Erasmo, ma se lo ha fatto, ne ha frainteso il messaggio. Aveva intenzione di passare alla storia, essere ricordato per un gesto eclatante  che lo facesse uscire dal grigiore dell’anonimato e lo consegnasse alla Storia, novello Mohammed Atta, senza però nemmeno lo straccio di una ideologia, ma solo una non meglio idendificata demenziale depressione, su cui tra l’altro si è scatenata una valanga di conferme e smentite in uno stucchevole tira e molla tra interessi dei giornali scandalistici   e interessi della compagnia aerea.
Se l’inferno esiste, mi piacerebbe che Dante(altro folle genio visionario) facesse una capatina nel girone degli imbecilli giusto per comunicargli che nella speciale classifica di criminali passati alla storia per aver causato la morte di molte persone   egli non è altro che una minuscola insignificante cacca di mosca