Tra i tormentoni estivi, quello sull’omofobia rischia di assumere un posto di assoluto rilevo.
Il termine è a mio giudizio lessicalmente scorretto: paura di chi è “ omos”. Sarebbe un controsenso. Chi avrebbe paura di chi è, per cosi dire, simile, omogeneo?
Il termine più corretto sarebbe omosessuofobico, ma anche qui siamo lontani da una identificazione precisa del senso delle cose.
Più banalmente, “paura”della omosessualità, o più genericamente della diversità, specie nell’ambito di comportamenti e abitudini sessuali andrebbe definito semmai con il termine eterofobia. Se vogliamo precisare, più che di paura, si tratta di disapprovazione, imbarazzo, fastidio, repulsione verso determinati stili di vita.
Ci si ritrova ad essere eterofobici quando un comportamento osservato si discosta dalla nostra idea di “normalità” e di appropriatezza.
Ribaltando i termini del problema si potrebbe obiettare che sono gli omosessuali ad essere eterofobici nei confronti degli eterosessuali.
Ma al di là degli esercizi di logica aristotelica , cerchiamo di capire chi ha stabilito i criteri di “normalità e “appropriatezza” cui i cosiddetti normali fanno riferimento.
Verrebbe spontaneo in primo luogo citare la famiglia, la scuola, la morale, la religione ,le istituzioni e via discorrendo, ma a ben vedere non è esattamente così.
A determinare certi comportamenti eterofobici sono stati millenni di evoluzione darwiniana.
Un rapporto omosessuale, è un rapporto che non può mirare alla conservazione/propagazione della specie , e in quanto tale è geneticamente sfavorito, o come dicono i genetisti negativamente selezionato.
La repulsione che istintivamente si prova di fronte ad una scena di sesso omosessuale, è pertanto geneticamente predeterminata. Quella che non è geneticamente indotta è la discriminazione, quella si è una stratificazione culturale, che nel corso dei secoli ha tristemente dato prova di sè.
Nell’ultimo secolo, per fortuna, si è verificato un progressivo sdoganamento del “diverso” e della diversità.
Ma come accade in tutte le rivoluzioni culturali, oltre alle idee e ai contenuti sono venute a galla moltissime “scorie” intellettuali.
Siamo tutti, a meno che non indossiamo una cravatta verde, convinti assertori della uguaglianza tra un essere e un altro, al di là di razza, orientamenti politici, religiosi, sessuali, anzi è un diritto sancito costituzionalmente.
Personalmente sono convinto che una società civile e socialmente avanzata non debba porsi il problema di una reversibilità pensionistica al compagno superstite di una coppia gay, o del subentro in un contratto di affitto, o ancora di più della partecipazione a pieno titolo in una successione ereditaria, dovrebbe darlo per scontato, e tutelarlo giuridicamente.
Non sono accettabili le proteste di chi sostiene che una regolamentazione legislativa delle unioni gay, anzi una sua formale equiparazione alla famiglia tradizionale, porterebbe via risorse a quest’ultima.
Io penso che in Italia, la famiglia, e la maternità siano efficacemente tutelate sotto il profilo del diritto.
Tuttavia le deformazioni percettive di questo stato di fatto sono sotto gli occhi di tutti.
Gli strepiti e le manifestazioni isteriche di certa sinistra contro comportamenti ritenuti frettolosamente omofobici, la tristezza infinita di quei carnevali fuori stagione che a volte impazzano nelle nostre città, i matrimoni buffi che al di la dell’effetto legale che producono nei paesi in cui sono ammessi, tolgono dignità e sacralità ad un evento che è celebrato in tutte le società civili, anche le più remote e arcaiche, come fondamento primigenio del vivere comune, la pretesa di voler a tutti costi allevare dei figli all’interno di una unione omosessuale, sono solo alcuni esempi.
Tuttavia, passi per i gay pride, se uno ne ha voglia può felicemente amalgamarsi alla folla sculettante , passi per la parodia dei matrimoni gay,
ma i bambini no ! Loro no!
Sono troppo importanti.
Concediamo loro il diritto minimo, di crescere in una famiglia con un papà e una mamma, non fosse altro evitiamo loro l’imbarazzo di dover spiegare a compagnetti di scuola … ho due mamme, … ho due papà, o alla domanda .. che lavoro fa il babbo, rispondere balbettando … non so di preciso, esce tutte le sere con i tacchi a spillo …
Non facciamo loro questa violenza, non facciamo violenza alla natura.
Togliamoli dagli orfanotrofi, riformiamo in profondità la legge per le adozioni. Facciamo subito un decreto svuota orfanotrofi.
Quando le coppie idonee all’adozione saranno finite, prendiamo in considerazione l’idea di affidare eventuali bambini rimasti ancora in un orfanotrofio, a coppie gay curando che come per le coppie “tradizionali” prima ancora che gay siano persone per bene e siano valutate con la stessa severità con cui viene valutata una coppia che desidera adottare.
Se questo è essere omofobi, allora lo confesso …. Sono profondamente omofobo
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