Malattie
sessualmente trasmesse
Questo articolo non ha finalità scientifiche, ma
soltanto divulgative per tale motivo
alcuni particolari clinici e microbiologici sono volutamente omessi allo scopo di rendere
la lettura più agevole e fornire un’idea
di massima delle problematiche connesse agli aspetti della sessualità e della
riproduzione.
Un tempo note con l’aggettivo
veneree rappresentano un’emergenza mondiale in termini di diffusione e di
pericolosità clinica. Hanno dei pesanti risvolti sul vissuto sociale ed emotivo di milioni
di persone nel mondo, e comportano un dispiego
di enormi risorse economiche per la loro individuazione e trattamento .
Sono malattie che si diffondono con i rapporti
sessuali, e come tali, spesso legate a momenti in cui le difese intrapsichiche
collegate alla paura del contagio sono
per così dire attenuate, inducendo a volte a comportamenti imprudenti.
Le MST riconoscono una ventina di agenti
patogeni e numerosi quadri clinici
Alcune di esse hanno la
caratteristica di avere un lungo periodo di incubazione prima della manifestazione clinica e spesso sono
asintomatiche all’inizio, o presentano pochi sintomi.
Questo fa si che il soggetto
infetto possa diventare
inconsapevolmente una importante fonte
di contagio.
Per avere un’idea delle
dimensioni del problema i dati della Organizzazione mondiale della sanità riportano
circa 340 milioni di nuovi casi /anno, in Europa è stimata una incidenza di 47
milioni di nuovi casi/anno. In Italia l’incidenza stimata è di 4.000 nuovi
casi/anno.
I dati relativi all’Italia sono
parziali in quanto per molte patologie sessualmente trasmesse non esiste
l’obbligo di denuncia ai competenti uffici sanitari. Per tale motivo dal 1991,
è operativa una rete di sorveglianza costituita da laboratori di microbiologia, e istituti clinici, allo
scopo di registrare e monitorare i dati epidemiologici di tali malattie.
Il dato di grande rilievo, è
costituito dal fatto che dal 2005 al 2013, si è avuto un incremento di circa il
31% rispetto al periodo dal 1991 al 2004.
In ordine di frequenza
l’infezione da clamidia è al primo posto, colpisce prevalentemente le donne in
una fascia di età compresa tra 15 e 24 anni.
Al secondo posto troviamo la
gonorrea, che colpisce soprattutto i maschi con un rapporto di 3 a 1 .
Al terzo posto si posiziona
l’infezione da treponema pallidum, altrimenti nota come sifilide, con una
incidenza quadrupla nell’uomo rispetto alla donna.
Per semplicità espositiva
possiamo suddividere le malattie sessualmente trasmesse in batteriche, virali,
micotiche, parassitarie.
A loro volta le infezioni
batteriche sono suddivisibili in gonococciche e non gonococciche.
Passiamo in rassegna i quadri
clinici di più frequente riscontro.
Come si accennava in precedenza i
quadri clinici delle infezioni
sessualmente trasmissibili,
sono molteplici. L’elemento che
li accomuna è tuttavia la presenza di una sintomatologia più o meno marcata a
carico delle mucose genitali, che sono il bersaglio e allo stesso tempo in
alcuni casi il serbatoio di un agente patogeno.
Vaginosi batteriche
Tra le affezioni di più comune riscontro troviamo cosiddette
vaginosi batteriche. Esse sono sostenute da germi come la gardnerella vaginalis,
haemofilus vaginalis, micoplasma o altri germi quali lo streptococco,
l’enterococco. I sintomi caratteristici sono rappresentati da una secrezione
vaginale giallastra, maleodorante, associata a infiammazione, arrossamento e
prurito delle mucose.
Tale affezione può nell’uomo
determinare una uretrite e secondariamente una infezione delle vie di
escrezione degli spermatozoi, epididimo, deferente, vescicole seminali e
prostata.
Altre e più gravi forme di
vaginite sono quelle sostenute dal diplococco neisseria gonorrhoeae.

Dall’ iniziale
sede uretrale, il germe può diffondersi verso le porzioni più alte
dell’apparato genitale, complicando il quadro clinico dell’infezione iniziale.
Nell’uomo, è frequente riscontrare di quadri di uretrite gonococcica complicati
da epididimite, orchite e prostatite
acuta. Nella donna, la risalita lungo le vie genitali può comportare una
infezione delle tube, (malattia infiammatoria pelvica) e dei tessuti pelvici circostanti, fino ai
quadri più gravi di ascesso pelvico.
Naturalmente questi
quadri si osservano in quei casi in cui la diagnosi non viene posta
tempestivamente, non viene instaurata una adeguata terapia antibiotica, e come
quando spesso accade il soggetto colpito
è immunodepresso.
Altri agenti
patogeni di frequente riscontro nelle mucose genitali sono il micoplasma homini
e l’ureoplasma urealiticum, entrambi appartengono alla famiglia delle
mycoplasmataceae, sono delle cellule molto piccole con la peculiarità di essere
sprovvisti di una vera e propria parete cellulare.
Entrambi , spesso
sono presenti , come ospiti abituali delle mucose genitali, in una condizione
di equilibrio con gli altri germi presenti. Quando si realizza l’infezione, si
manifestano i sintomi che peraltro sono comuni ad altri agenti patogeni:
arrossamenti, bruciori, secrezioni vaginali o ureterali.
Non bisogna trascurare
il fatto che le infezioni da mycoplasma e ureoplasma sono state messe in
relazione con gravi patologie in
gravidanza ad es. aborti ripetuti, infezioni del tessuto placentare, rottura
prematura delle membrane.
Tra le infezioni di
frequente riscontro specie nel sesso femminile, va menzionata la clamidia.
Si
tratta di un germe che colpisce la fascia di età in età riproduttiva con un incidenza di circa il 25% della
popolazione.
Il
decorso dell’infezione è insidioso, in quanto
i sintomi di una infezione da clamidia nella donna sono molto modesti, in
alcuni casi si limitano ad una dolenzia in regione pelvica, accompagnata da
modico rialzo febbrile, ( sintomo spesso
assente). La clamidia ha una predilezione per gli epiteli delle vie genitali.
Una volta penetrata nell’organismo, attraverso il contatto sessuale, si
diffonde nelle porzioni più alte dell’apparato genitale, colonizzando il
rivestimento interno delle tube, l’epitelio endotubarico. Ciò provoca una alterazione consistente alla delicata struttura micro
ciliare del tessuto tubarico,
provocandone un danno funzionale. E’ su questa base che si spiega il grosso
impatto dell’infezione da clamidia sull’infertilità.
Quando l’infezione
da clamidia si estende alla pelvi il quadro clinico si complica,
l’infiammazione degli organi pelvici, (utero, ovaie , tube, intestino), provoca
la formazione di aderenze tra un organo e l’altro, con delle distorsioni molto
marcate dell’anatomia dell’apparato riproduttivo, e le ovvie conseguenze in
termini di infertilità.
Nell’uomo
l’infezione da clamidia decorre per lo più asintomatica,(in alcuni casi sono
presenti sintomi di tipo uretritico) e questo spiega perché il contagio avviene
con facilità.
Da ultimo, non
possiamo trascurare l’importanza di malattie legate ad agenti patogeni“classici”.
Tra queste, la sifilide agente etiologico il treponema
pallidum
e tubercolosi, due malattie che fino a un ventennio addietro erano in
forte calo, registrano adesso un impressionante aumento di incidenza, e ciò è
spiegabile in rapporto ai flussi migratori che si sono realizzati in questo
arco di tempo.
Bisogna
tuttavia sottolineare il fatto che entrambe le malattie, prima ancora che sul
piano riproduttivo, impattano in misura significativa sulle condizioni cliniche
del paziente. I danni che vengono riportati in termini di alterazione o
distorsione dell’apparato riproduttivo, sia maschile che femminile, sono di
solito espressione di una fase avanzata della malattia.
Altro grosso
capitolo delle infezioni sessualmente trasmissibili è rappresentato dalle
infezioni virali.Anche in
questo caso la lunga latenza tra l’ingresso del virus nell’organismo e la prima
manifestazione clinica : la sieroconconversione agli anticorpi specifici rende
i soggetti dei potenziali inconsapevoli diffusori della malattia.
E’ questo il
caso dell’ AIDS causata da un virus denominato HIV di una infezione virale
tristemente famosa che dagli anni 80 in poi ha mietuto nel
mondo oltre 30 milioni di vittime e
contagiato circa 60 milioni di individui.In Italia
circa 1700 persone sono decedute a causa di una infezione da HIV , e questo
deve far riflettere sulla pericolosità di alcuni comportamenti sessuali per
così dire “disinvolti” specie da parte dei più giovani.
Meno temibile,
ma altrettanto diffuso è il contagio da herpes virus I e II Meglio
conosciuti come herpes labiale e genitale. Le due varianti del virus colpiscono
una grandissima fetta della popolazione mondiale, specie il tipo I il virus
responsabile dell’Herpes labiale ha una diffusione pressoché ubiquitaria,
ognuno di noi ha sperimentato almeno una volta nella vita quella fastidiosa
vescicoletta, che insorge nella regione labiale. Il motivo per cui in alcuni
individui la lesione virale si manifesta periodicamente, è che non si tratta di
reinfezioni, ma più semplicemente di virulentazione, del virus che è diventato
ospite definitivo dei cellule del tessuto connettivo perilabiale, in soggetti
che hanno un sistema immunitario depresso.
Anche le
lesioni genitali causate dall’ herpes virus II, hanno le stesse caratteristiche
di quelle provocate dal herpes I, e specie in fase ulcerativa, quando la
vescicoletta si rompe e lascia libero il suo contenuto sieroso, la probabilità
di contagio è massima.
Com’è noto,
essendo delle infezioni virali, non rispondono alle classiche terapie
antibiotiche. Solo alcuni farmaci , i cosiddetti ,antivirali,(zovirax etc.) se
usati in una fase precocissima della manifestazione clinica ne attenuano i
sintomi e l’evoluzione.
Per
concludere, il messaggio che si ritiene sia di fondamentale importanza, è
quello di non sottovalutare i sintomi collegati alla sfera genitale, adottare
scrupolosamente tutte le misure atte a prevenire l’eventuale contagio da parte
di partners occasionali, o da partners di cui si conosce lo stato di malattia.
Prendere le adeguate precauzioni diventa così un atto di responsabilità verso
sé stessi e verso la collettività. Infatti solo una diagnosi precoce una
adeguata terapia, e l’adozione di comportamenti responsabili riducono i rischi di
una serie di patologie che possono influire pesantemente sul benessere
psicofisico e riproduttivo dell’individuo.


